Neurologia: scoperte e progressi nel 2013

· Notizie
Author

L’anno volge al termine e lascia davanti a sé alcune scoperte molto importanti nelle neuroscienze. Oggi questi esperimenti non hanno ancora un’applicazione medica immediata, ma fra pochi anni questi studi potrebbero portare a grandi progressi nel campo della neurologia umana.

Individuate 48 varianti genetiche nella sclerosi multipla

Uno studio internazionale che coinvolge anche l’Italia scopre 48 nuove varianti genetiche che sono correlate al rischio di sviluppare la sclerosi multipla. Per arrivare a questo risultato si sono messi in moto 84 gruppi di ricerca in 13 nazioni diverse, per un totale di quasi duecento ricercatori.

Si sono confrontati i dati genetici di circa 29 mila pazienti affetti dalla malattia con quelli di quasi 51 mila individui sani. Il risultato è l’isolamento di numerose varianti genetiche connesse alla malattia invalidante, che ora salgono in tutto a 110. Questa ricerca renderà sempre più sofisticata la diagnosi preventiva del rischio e creerà una nuova base per la cura.

La proteina del Parkinson

Un team di scienziati internazionale, appartenenti alle università di Italia, Olanda e Cina, osserva che molte  persone affette dal morbo di Parkinson presentano una alterazione della sinaptogianina. Questa proteina è coinvolta nella formazione delle vescicole sinaptiche, deputate al trasporto dei neurotrasmettitori. Nei pazienti si ritiene che la variante anomala della sinaptogianina sia correlata a una forma di Parkinson ben nota. La ricerca quindi getta luce sulle cause che provocano la demenza aprendo nuove piste per lo studio di terapie adeguate.

Ricordi ereditari

A novembre alcuni ricercatori statunitensi dimostrano con uno studio pubblicato sulla rivista Nature che l’ipotesi di una trasmissione genetica dei ricordi è da considerarsi autentica. Gli scienziati hanno insegnato ad alcuni topi a riconoscere un certo odore, e cioè quello caratteristico dell’acetofenone. Successivamente hanno valutato se i figli e i nipoti di questi animali, concepiti in un periodo successivo all’apprendimento, mostrassero una sensibilità nei confronti dell’aroma.

Il risultato è stato positivo: le generazioni seconde e terze dei topi addestrati mostrano, rispetto ai discendenti del gruppo di controllo non trattato, una spiccata reattività appena sentono l’acetofenone.

Secondo i ricercatori questa è una conferma della teoria secondo cui, in certi animali, un trauma genitoriale – in questo caso la fuga legata a uno stimolo olfattivo – si trasmetta ai discendenti e che quindi il livello di maggior sopravvivenza appreso dal singolo individuo si propaghi nei discendenti attraverso il dna.

Leave a Comment